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L’ASSICURAZIONE PER L’ABITAZIONE IN ITALIA

Carlo Gasparini, Partner

Vincenzo Ferraioli, Manager

Mattia Callegarini, Consultant


L’ASSICURAZIONE PER L’ABITAZIONE IN ITALIA

Per gli italiani la casa è il bene più importante: lo dimostra il fatto che l’80% dei nuclei familiari ne possiede una. Le abitazioni rappresentano, per la maggior parte delle famiglie, la forma più rilevante di investimento della ricchezza accumulata durante tutta la vita. Eppure, solo il 46% delle unità abitative è coperto da una polizza assicurativa contro l’incendio e, quasi in un caso su cinque, si tratta di coperture collegate al mutuo utilizzato per acquistarle. La carenza di garanzie assicurative è ancora più marcata in alcune regioni del Sud Italia, dove la percentuale di chi si assicura scende drasticamente tra il 10% e il 20%.

Inoltre, risulta significativo considerare che, nonostante il 75% delle abitazioni italiane sia esposto a un rischio significativo di calamità naturali di vario tipo, poco più del 3% delle stesse viene protetto da una polizza contro questi eventi. Si tratta di un valore molto contenuto anche se negli ultimi anni è costantemente cresciuto (era praticamente nullo appena dieci anni fa). A questo effetto positivo ha contribuito anche la norma che, a decorrere dal 2018, ha previsto sia l’esenzione dell’imposta fiscale sui premi per le assicurazioni contro gli eventi calamitosi sia la detrazione al 19% di tali premi ai fini IRPEF.

La sensibilità assicurativa nei confronti delle polizze casa è tuttavia in crescita: il numero complessivo di polizze attive al 31 marzo 2019 era pari a 9,7 milioni, in aumento del 7,1% rispetto a quanto rilevato a marzo 2018 e del 12,1%, se confrontato con settembre 2016. A fronte di queste polizze risultavano somme assicurate pari a 3.639,7 miliardi, anch’esse in aumento di circa l’8% rispetto al 2018 e del 9% rispetto al 2016.

Dal punto di vista dell’offerta, la tipologia di polizze distribuite nel 2019 è rimasta sostanzialmente la stessa del 2018: oltre il 55% è relativo a polizze multirischio (come nel 2018), il 32% a polizze che assicurano il solo rischio incendio (mono-rischio), meno del 13% a polizze globale fabbricati, mentre ca. 1% è relativo a polizze che coprono unicamente il rischio terremoto (senza la copertura del rischio incendio). La distribuzione percentuale delle somme assicurate evidenzia, invece, che circa la metà del patrimonio abitativo assicurato è relativo a polizze globale fabbricati (essendo evidentemente le più rilevanti in termini di valore), il 34% a polizze multirischio e oltre il 17% a polizze solo incendio (mono-rischio).

La storica difficoltà per gli assicuratori tradizionali a sviluppare polizze a protezione della casa pone un forte interrogativo su quali possano essere le strategie vincenti di proposta ai clienti.

La limitata appetibilità del prodotto agli occhi del cliente deriva infatti sia da elementi di offerta che di modello distributivo.

Da un punto di vista dell’offerta, la difficoltà a fornire una puntuale valutazione del rischio del cliente impone un pricing cautelativo che non sempre risulta attrattivo. La crescita esponenziale del numero di dati disponibili, l’efficacia degli strumenti di analisi, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, rendono possibile uno scoring quasi individualizzato dei consumatori, del loro comportamento, del loro potenziale in termini di bisogni e della probabilità che il rischio si verifichi, sfidando il modello assicurativo tradizionale e il principio della mutualizzazione. Il problema per le assicurazioni tradizionali rimane la possibilità di accedere a tali dati.

L’evoluzione dell’universo dei bisogni comporta la necessità di un cambiamento delle garanzie assicurabili e del rischio associato. La diffusione di dispositivi connessi e lo sviluppo di “smart home” espone a nuovi rischi legati alla cyber security come, ad esempio, il rischio di furto di identità, perdita di dati, rischi di immagine e di reputazione attraverso i social network. Le fabbriche prodotto sono quindi costrette ad adeguare la propria gamma d’offerta, modificando le coperture offerte nei contratti di assicurazione sulla casa. Anche l’offerta di servizi collegati all’assicurazione come ad esempio pacchetti di prevenzione, manutenzione ed assistenza non è sempre presente e ben strutturata, anche se il mercato presenta situazioni molto eterogenee. Dal punto di vista del modello distributivo, il cambiamento nelle abitudini e nei comportamenti dei consumatori (l’aumento dei comparatori online, l’emergere di nuovi modelli di business, ecc.) ha portato all’ingresso di nuovi modelli di copertura, nuovi player e nuove occasioni per proporre polizze casa. Il tradizionale modello B2C è infatti messo in discussione da modelli ad “ecosistema” o B2B2C, in cui la protezione della casa è, ad esempio, parte di un pacchetto offerto dai costruttori in fase di realizzazione dell’abitazione in bundle con elementi di domotica.

LA CASA CONNESSA: UN’OPPORTUNITÀ PER RIVEDERE L’OFFERTA DELL’ASSICURAZIONE SULLA CASA

Il mercato delle smart home è in continua crescita (+52% in Italia nel 2018) e fa della casa connessa ormai una realtà. L’ostacolo principale resta il prezzo, anche se oltre il 41% degli italiani possiede in casa almeno un oggetto connesso. Grazie in particolare al calo dei costi dei componenti elettronici, è facile prevedere che ci possa essere una ulteriore massiccia adozione di questi nuovi prodotti da parte del grande pubblico nei prossimi anni. La possibilità di disporre di oggetti connessi (Internet of Things) offre l’opportunità di ridurre alcuni rischi o limitarne quantomeno l’impatto, in particolare:

  • Rischio di furto (sorveglianza a distanza, serrature digitali, finestre collegate, …)
  • Rischio di incendio (luci e rilevatori di fumo attivabili a distanza, …)
  • Rischio di danni causati dall’acqua (avviso in caso di consumo anomalo di acqua..)

Molti assicuratori offrono già oggi una franchigia più bassa sulle polizze riservate alle smart home con sistemi di videosorveglianza, fino a -15% sull’importo del premio. Axa, per esempio, sta moltiplicando le partnership con gli operatori del settore immobiliare (start-up, aziende energetiche) per offrire ai propri clienti servizi innovativi. Lo sviluppo di nuove funzionalità come, ad esempio, il controllo/programmazione a distanza dei sistemi presenti all’interno dell’abitazione, gli allarmi, assistenti vocali, ecc., prefigureranno nuove necessità. La crescita di questo mercato attira l’interesse di un gran numero di attori: GAFA, telcos, utilities, distributori specializzati e real estate, tutti entrati nell’era dello smart building. La connettività e i dati ora disponibili consentono un miglioramento nella gestione dell’abitazione e portano gli operatori dell’ecosistema abitativo ad adattare e integrare la loro offerta con prodotti assicurativi. Per gli assicuratori, lo sviluppo delle smart home è una grande sfida. Fino ad oggi, le case intese come universo di bisogni sono state un luogo sconosciuto per l’impossibilità di identificare le abitudini di occupazione e consumo, la difficoltà nel prevedere possibili sinistri, ecc. La smart home può consentire all’assicuratore una migliore valutazione del rischio posizionandosi come risk manager dell’abitazione sviluppando servizi di assistenza e prevenzione. La conoscenza del rischio attraverso i dati diventerà sempre più accurata permettendo di invertire l’asimmetria informativa che caratterizza il rapporto assicuratore/assicurato.

NUOVI MODELLI DI OFFERTA DELL’ ASSICURAZIONE CASA

La sfida principale per le assicurazioni diviene quindi la conoscenza di tutte le funzionalità e le strumentazioni presenti all’interno dell’abitazione, oltre ai parametri standard come la conoscenza della tipologia di casa (appartamento, villa, ecc.), la posizione e il proprietario/inquilino. Il problema sussiste nell’accesso alla partita dei dati; infatti, sono ormai la fonte di informazione principale, ma gli assicuratori non sempre sono nella posizione ideale per acquisirli da fornitori di servizi domestici come Enel, Acea, Tim o Google. Alcune fintech (es. Lovys o Luko, in Francia, Lemonade negli Stati Uniti) sono entrate nel mercato assicurativo delle polizze multirischio sulla casa, un prodotto difficile da rendere redditizio e con forti barriere all’ingresso, soprattutto in termini di base clienti da conquistare. Questi nuovi operatori assicurativi stanno ripensando il tradizionale rapporto assicuratore/assicurato attraverso la gestione digitale di contratti e sinistri. Essi offrono servizi di prevenzione associati all’assicurazione grazie all’IoT: rilevamento delle intrusioni, avviso in caso di mancata chiusura delle porte, notifica di entrata/uscita, analisi della temperatura e avviso in caso di interruzione della connessione internet, monitoraggio e gestione dei consumi e rilevamento delle perdite. Anche numerose start-up della domotica e del real estate si sono avvicinate al business assicurativo. Ad esempio, Mind, che ha ideato due hardware differenti per informare costantemente l’utente di ciò che accade all’interno dell’abitazione, o Powahome, un sistema di controllo da remoto di interruttori, prese elettriche e avvolgibili motorizzate.

Le società di servizi hanno esteso il loro campo d’azione offrendo ai loro clienti anche soluzioni correlate al loro core business. Le utilities hanno fatto il loro ingresso nel mercato assicurativo in partnership con alcune compagnie tradizionali offrendo polizze di assicurazione sulla casa. A2A, per esempio, offre servizi di interventi di assistenza sugli impianti o sanitaria con ticket abbastanza contenuti in collaborazione con ITAS Assicurazioni, AIG e AON. Il mercato oltre al presidio in termini di assistenza, comincia a muovere i primi passi verso soluzioni assicurative con coperture di bisogni differenti (es. ENI con la polizza RC e Tutela legale in partnership con Zurich, Enel con la polizza Bill Protection in partnership con CNP Partners, ecc.). Perfino, i produttori di componenti per l’arredamento, attraverso la loro esperienza e il loro posizionamento consolidato in ambito domestico, stanno accelerando notevolmente verso tematiche smart home posizionandosi anche nel settore assicurativo. Ciò è dimostrato dalla partnership tra iptiQ (una filiale di Swiss Ré) e Ikéa, che consente al gigante del mobile di offrire direttamente online polizze multirischio sulla casa. La combinazione di questi due fenomeni, la crescita della domotica e l’arrivo di nuovi player non tradizionali, avrà un impatto significativo sul mercato delle assicurazioni per la casa.

I 4 PUNTI CHIAVE SU CUI DEVONO LAVORARE GLI ASSICURATORI TRADIZIONALI

Siamo convinti che lo sviluppo delle Smart Home non solo impatterà sulla quota di mercato degli assicuratori tradizionali, ma sfiderà anche i loro modelli attuali in termini di adattabilità ai nuovi bisogni emergenti. Di fronte a questa rivoluzione, gli assicuratori dovranno ripensare le polizze casa su quattro livelli principali:

1.L’esperienza offerta al cliente

2.L’uso dei dati

3.L’integrazione di nuovi servizi

4. Il modello di business

1 – MIGLIORARE L’ESPERIENZA DEL CLIENTE (AUTOMATIZZARE E RIDURRE I COSTI)

L’evoluzione delle modalità di consumo imposte dal digitale, tendenza rafforzata dall’attuale crisi sanitaria, fa emergere l’assoluta necessità per gli assicuratori di semplificare, chiarire e rendere trasparenti le loro offerte per soddisfare le esigenze dei clienti plasmate dalla value proposition dei player tech. La concorrenza aumenterà nell’assicurazione sulla casa, sia da parte di bancassurance, fintech, GAFAM, produttori di componenti per l’arredamento o persino utilities. Per resistere a questa crescente concorrenza, è quindi necessario migliorare la customer experience per soddisfare nuovi schemi di consumo e rimanere quindi competitivi. Questo passerà attraverso:

  • Revisione delle offerte per renderle più intuitive, più personalizzabili e di facile comprensione, con una gamma di prodotti ridotta;
  • Prodotti e servizi attivabili su richiesta sui cellulari dei clienti, assicurazioni tascabili su beni o momenti importanti per i clienti (cfr. Trov);
  • Nuovo disegno del percorso cliente (sottoscrizione, gestione, risoluzione) per renderlo facilmente comprensibile e trasparente, con aree di gestione fai-da-te complete limitando le interazioni con i clienti;
  • Alto grado di automazione e dematerializzazione della gestione, con l’esternalizzazione di task a basso valore aggiunto.

2 – SFRUTTARE I DATI PER POSIZIONARSI COME PARTNER NELLA GESTIONE DEL RISCHIO

La vera sfida per gli assicuratori è soddisfare le aspettative dei loro clienti, ossia eliminare il rischio! Ciò è ora possibile grazie al cambio di paradigma determinato dall’utilizzo dei dati, che consente di passare da analisi storiche a un modello predittivo. Tanto più con l’esplosione dell’IoT, l’uso dei dati dovrebbe consentire di costruire modelli predittivi che ribaltano il modello assicurativo tradizionale, passando da un modello in cui i premi vengono raccolti subito dai clienti e poi rimborsati in caso di sinistro a un modello in cui viene fornito un servizio immediato per soddisfare il maggior numero di clienti. L’obiettivo degli assicuratori è di posizionarsi come risk manager dei loro clienti per anticipare eventuali rischi, proporre misure preventive e premiare comportamenti virtuosi. In breve, ciò significa passare dal risarcimento danni al servizio e alla gestione del rischio per i propri assicurati.

3 – ANDARE VERSO UN MODELLO “AS A SERVICE”

In futuro un assicuratore non sarà più solo un player dei servizi finanziari, ma sempre più un erogatore di servizi. Le riflessioni sulla value proposition portano verso l’offerta di garanzie del risultato atteso dal cliente introducendo così una gamma di servizi sempre più ampia (es. andare dal punto A al punto B, sentirsi in forma, avere una pensione integrativa, ecc.). Traslando verso un modello di società di servizi, gli assicuratori si trovano ad affrontare una triplice sfida:

  • Una sfida di legittimità di fronte all’aumento della concorrenza, non più Banca X, Assicuratore Y, Broker Z, ma tutti gli operatori presenti nei vari ecosistemi: Utilities, Telco, GdO, Real Estate, Fintech;
  • Una sfida tecnologica con massicci investimenti nei sistemi informativi per aprirli al mondo esterno (“APIstation”) integrando le diverse piattaforme di servizio;
  • Infine, una sfida umana, con investimenti in competenze e know-how resi essenziali dall’evoluzione della professione, da modello di valutazione e compensazione del rischio a modello di servizio in cui la gestione del rischio è solo un elemento. I dipendenti, soprattutto quelli a contatto con i clienti, devono essere supportati in questo percorso di cambiamento.

È quindi necessario cambiare paradigma verso una logica di integrazione verticale, e ragionare su ecosistemi basati sui bisogni del cliente (la casa, la mobilità, la famiglia, la persona, i beni, il patrimonio, l’attività professionale e associativa, ecc.). In questa logica, l’assistenza diventa una piattaforma strategica di erogazione dei servizi; le partnership e le acquisizioni di start-up, il supporto dell’IoT faciliteranno questa evoluzione.

4 – RIPENSARE I MODELLI DI BUSINESS

Oggi assistiamo ad una potenziale evoluzione del modello di business da B2C a B2B2C, ovvero una diluizione dell’offerta assicurativa nei servizi erogati da altri player dell’ecosistema (fornitori di servizi di ogni tipo, ritenuti interessanti dal cliente in base alle sue esigenze come avere accesso a Internet, all’elettricità, ecc.). Negli scenari che anticipano un’evoluzione dell’offerta assicurativa dovuta all’IoT, questo modello B2B2C è destinato a svilupparsi, con il rischio per gli operatori tradizionali di perdere il contatto con i propri assicurati, che potrebbero non essere più loro clienti! In quest’ottica l’assicuratore si occuperà di tutto tranne della fase distributiva e il suo marchio scomparirà. Si passerà da un modello in cui il prodotto è distribuito da numerose forze di vendita a clienti privati con basso potere negoziale, a un modello di marketing B2B verso un numero limitato di clienti corporate (a volte più grandi) con forte potere contrattuale. Il distributore, invece, acquisterà grandi capacità assicurative e di gestione dei benefici. Anche i modelli di pricing saranno influenzati in quest’ottica, ma in modo più moderato fintanto che l’assicuratore, in quanto portatore del rischio, conserverà l’accesso ai dati degli oggetti e degli utenti coperti dalla polizza. In uno scenario di ulteriore integrazione assicurativa, possiamo considerare il passaggio da un modello B2C a B2B in cui gli assicuratori si concentreranno sul pricing e sull’assunzione del rischio. Il distributore in questo caso si farà carico della gestione dei sinistri, affidandosi ad operatori specializzati come TPA.