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Uberizzazione… E se un’assicurazione creasse una sua propria piattaforma?

Se l'uberizzazione, che ha già destabilizzato tanti settori rilevanti come quelli dei media, dell'ospitalità, del trasporto pubblico, si estendesse a quello delle assicurazioni, quali sarebbero i nuovi modelli assicurativi proposti ai consumatori?

Quando si parla di uberizzazione, la si associa prima di tutto alla disinermediazione da parte di piattaforme che mettono in relazione consumatori e produttori di beni e servizi. L’esempio di Booking è rilevante: nuovo entrante nel settore dell’ospitalità, cattura la relazione con il cliente attraverso un’esperienza di utilizzo inedita: offerta ampia e su scala globale, prezzi interessanti, valutazione del servizio da parte dei clienti… Cattura, inoltre, una parte significativa del valore del cliente e costringe gli operatori ad operare come “low cost”. La risposta di un gigante del settore in Francia non si è fatta attendere: ACCOR ha lanciato la sua propria piattaforma di prenotazione online aperta ad altri operatori del settore (10.000 hotel) con minori limitazioni d’offerta, minore pressione sui prezzi e il servizio al cliente messo al primo posto.
E se un’assicurazione lanciasse la sua propria piattaforma aperta ai consumatori, aprendo l’accesso ad un’offerta ampia e globale di differenti attori?

Ma l’uberizzazione può anche essere interpretata come l’arrivo di nuovi attori in un mercato esistente con nuovi modelli d’offerta. Gli esempi non mancano: UBER, Airbnb, Deezer, Sptotify… Attori che innovano tanto nell’offerta quanto nel business model. Piattaforme che, per l’effetto rete, raggiungono rapidamente le dimensioni critiche e si trasformano quasi in attori monopolisti.
Se trasliamo la riflessione al mondo dell’assicurazione, il tema è quello dell’uberizzazione dei servizi. I consumatori potrebbero acquisire i servizi da un “tutor” nei settori della salute, del Benessere, degli spostamenti, della casa, del tempo libero…che possa offrire loro consulenza, metterli in relazione con professionisti di servizi a marchio proprio, e che faciliti la solidarietà tra i membri. Si potrebbe per esempio offrire ai clienti o prospect (modello freemium) un accesso semplificato a tutte le reti di fornitori a fronte di un semplice abbonamento. L’obiettivo del consumatore non è quello di essere accompagnato, protetto e aiutato in modo semplice, personalizzato ed efficace nelle diverse situazioni della sua vita quotidiana?
Chi meglio degli assicuratori è legittimato in questo ruolo e potrebbe organizzare le proprie piattaforme di servizio, proponendo il servizio giusto al momento giusto? La nozione di indennizzazione del rischio spesso sparisce di fronte al servizio nella vita quotidiana. Se prendiamo l’esempio della casa, si pensi alla convergenza tra “il luogo in cui vivere” e “il modo di vivere”, richiamando i servizi di teleassistenza e telesorveglianza.
Le nuove idee per gli assicuratori emergono, ad esempio, con la sharing economy…. queste rappresentano una nuova valute proposition per il cliente ma possono anche condurre ad una rivoluzione del settore dell’assicurazione. In effetti la presenza nella vita quotidiana dei clienti attraverso numerosi servizi permette ad un assicuratore di raccogliere dati in tutto l’universo della vita, elemento che costituisce in effetti un’arma indubbia di tariffazione del rischio e personalizzazione dell’offerta.

Ma per vincere è necessario giocare con regole nuove, creare nuovi modelli di business che non si ispirino all’economia tradizionale, forse creare degli incubaotori all’interno delle grandi compagnie per delle proprie iniziative di start up e togliere, inoltre, i freni all’innovazione presenti all’interno dell’organizzazione.

Fonte: Inside Financial Services n. 30, ed. Francia « Uberisation »…Et si un assureur créait sa propre plateforme ?”, 2015.